giovedì 10 maggio 2007

L'ultimo volo del Concorde

Il Concorde fu un aereo tutt'altro che perfetto, ma nonostante i suoi difetti, parzialmente corretti con lo sviluppo tecnologico avvenuto nei suoi trent'anni di carriera non è stato mai coinvolto in nessun incidente mortale, fino al giorno del suo ultimo volo.
Il 25 Luglio del 2000 dall'aeroporto di Parigi Charles de Gaulle alle ore 16.40 decollava il volo Air France AF 4590 diretto a New York; a bordo 96 tedeschi, 2 danesi, una persona di nazionalità austriaca ed una americana più nove membri dell'equipaggio francesi. La procedura di decollo dopo la una lunga check-list prevede la portata a regime dei quattro reattori al 100% della loro potenza quindi il rilascio dei freni e raggiunta la velocità di 210 mph (circa 350 Km/h) la rotazione del muso di 15° con conseguente distacco dal suolo.
Dopo una manciata di secondi dal rilascio dei freni l'aereo raggiunge la V1 ovvero la velocità critica oltre la quale non è consigliabile fermare la corsa, è il punto di non ritorno che obbliga l'aereo al decollo nonostante un eventuale problema tecnico. E' proprio subito dopo questo punto che la torre di controllo allarma il pilota di una inconsueta scia di fuoco uscire da uno dei motori.
I motori del Condorde sono dotati di post-bruciatore, dei dispositivi che iniettano il combustibile in una camera terminale in prossimità degli ugelli del reattore per far si la spinta prodotta, come anche il consumo, aumenti enormemente, è l'unico sistema per spingere un aereo a velocità supersoniche. Il pilota dovrebbe attivare i post-bruciatori diversi minuti dopo il decollo era quindi evidente che la scia di fuoco vista dalla torre tradiva un grave malfunzionamento di uno dei quattro motori. Il pilota rispose che aveva superato la V1 ed era costretto al decollo, avrebbe seguito la procedura standard: raggiungimento di una quota di sicurezza, scaricamento di gran parte del combustibile e ritorno a Charles de Gaulle per l'atterraggio d'emergenza. Dopo pochi secondi quell'ultima comunicazione le estreme disperate manovre di Christian Marti l'esperto comandante francese, non furono più sufficienti a tenere in volo l'aereo ormai in fiamme; poi lo schianto su un albergo nei pressi dell'aeroporto.
Seguirono le approfondite indagini dell'Air France e si appurò che anche questa volta, come nel 90% degli incidenti aerei, la causa andava attribuita all'errore umano, questa volta condito da una incredibile sequenza di concause.
Le indagini si concentrarono per prima su un evento ben noto e documentato, pochi minuti prima del decollo infatti una squadra di manutenzione aveva sostituito un pezzo del motore con un altro usato. Il Concorde non era in produzione ormai da anni e mancava il pezzo di ricambio, ma si pensava di farlo partire comunque senza riparazione in base a una «tolleranza tecnica autorizzata dal costruttore». Tenendo però conto che il velivolo avrebbe viaggiato a pieno carico, il comandante aveva preteso la sostituzione del pezzo, prelevato da un Concorde di riserva. La riparazione è stata effettuata in 30 minuti, un lasso di tempo che fra l'altro aveva ritardato di un'ora il decollo.
Ma niente faceva pensare che la sostituzione fosse fatta con imperizia o con l'utilizzo di ricambi inadeguati.
Anche l'ipotesi dell'esplosione di uno pneumatico durante il rullaggio fu presa in considerazione. Gli ingegneri del progetto originario avevano previsto una robusta struttura del carrello tale da non creare gravi inconvenienti nel caso dello scoppio degli pneumatici, particolarmente sollecitati in un aereo come il Concorde. E in effetti durante i test in cui si simulò l'evento tutto filò liscio e il Concorde riusciva perfino a decollare e atterrare senza due pneumatici. Con gli anni si vide però che la cosa succeva sempre più spesso, almeno 50 volte durante i 30 anni di carriera, così di recente si realizzarono degli pneumatici molto più robusti e inevitabilmente più pesanti, purtroppo questo non servì, anzì peggiorò la situazione.
Nella pista in cui decollò il 4590 si trovo un grosso frammento di pneumatico pesante 5 kg e a poca distanza una lama di metallo e numerosi rivetti. La lama e i revetti erano di un vecchio DC-10 della Continental decollato qualche minuto prima arrivato regolarmente a Boston senza una buona parte di rivestimento esterno di un motore! Ma se questo non causo problemi a Dc-10 li causò, e anche seri al Concorde che vi passo su a 330 Km/h causando il danno avvertito distintamente anche dai piloti come si scoprirà dalla scatola nera. Quando si fece il collaudo iniziale circa l'eventualità di una esplosione di pneumatico al decollo ovviamente si studiarono gli effetti dei detriti sulla fusoliera, ma si stimarono come poco significativi perchè così era. Ma adesso con degli pneumatici più pesanti servivano studi più approfonditi sulla dinamica di un eventuale esplosione. Secondo la ricostruzione più accreditata i detriti più pesanti ebbero due effetti molto gravi,:tranciarono i cavi elettrici che comandavano i meccanismi del carrello e questo lo si evinte dal preve filamto amatoriale in cui si nota distintamente una gamba del carrello rimasta fuori. Inoltre il forte urto sulla faccia inferiore della grande alta a delta completamente piena di carburante creò una qualche crepa o molto più probabilmente fece cedere il tappo di rifornimento a causa proprio del forte contraccolpo che ricevette il serbatoio. Il carburante uscendo copioso e riversandosi sulle scintille del carrello fece tutto il resto.
Nonostante un fallimentare tentativo di ripresa dei voli nel Ottobre del 2001 quell'incidente ha sancito la condanna a morte per un velivolo non più redditizio; non producendo poi nuovi modelli e men che meno nuovi ricambi per tenere in volo i velivoli ancora in linea era inevitabile che l'efficienza di questi ultimi veniva compromessa, e così fu.
Anziché ritirarsi con l'onore che meritava, il glorioso Concorde primo e unico aereo supersonico civile, che prima di quel giorno aveva trasportato in sicurezza milioni di passeggeri, chiuse i battenti nel sangue di 113 vittime.



domenica 6 maggio 2007

Chi merita e chi non merita

Mi rendo conto di quanto sono piccolo e limitato tutte le volte che sento il mio pensiero escludere qualcosa.
Senza rendermene conto sto incessantemente allungando una specie di lista di "buoni e cattivi" fra tutte le cose che mi passano davanti. Quando leggo ci sono parole che meritano la mia attenzione e altre che non la meritano, quando studio concetti che meritano d'essere memorizzati e altri no, canzoni, film, libri.. decido arbitrariamente cosa fa per me e cosa no, cosa mi interessa e cosa no; ma come potrei essere oggettivo se prima non ho fatto esperienza "di prima mano"? E' come quando un bambino decide che una certa pietanza non gli piace e sua mamma gli chiede di assaggiarla prima di rifiutarsi.
Poi ci sono le odiose disparità che faccio con la gente, alcuni meritano la mia pazienza altri no, alcuni il mio affetto altri no, l'impossibilità di voler bene a tutti di un affetto incondizionato è il limite che dovrebbe farmi stare coi piedi per terra perchè il contrario è solo un'utopia un miraggio che mi sembra a portarla di mano ma che forse non raggiungerò mai.
Non posso pretendere di avere una pazienza infinita o un affetto così grande da estendersi a tutti quelli che incontro o una curiosità tale da voler imparare tutti i libri che mi capitano sotto lo sguardo o di voler risolvere da solo tutti i problemi del mondo, per il semplice fatto che sono "finito" ho una intelligenza finita una capacità d'amare finita e una forza fisica finita e vivo una vita che ha una durata finita e devo imparare ad accettarlo se non voglio passare il resto dei miei giorni affetto da tutte le nevrosi che ne conseguirebbero.
Sapere che non si è niente di eccezionale che non siamo capaci di miracoli è un buon punto di partenza che può invogliarci a darsi maggiormente da fare oppure a farci cadere nello sconforto.
Mi resta il desiderio di chiedere scusa a tutte le persone verso cui non sono stato paziente, a quelle che avevano bisogno di essere ascoltate, a tutte quelle che ho trattato con sufficienza pensando che non avevano niente da insegnarmi, agli scrittori che non ho mai letto che m'avrebbero dato un punto di vista diverso da quello a cui sono abituato e a tutte le cose di cui mi sono privato per la pigrizia e la bassezza di chi pensa a coltivare sempre il proprio orticello fatto di cose piccole piccole e chiude gli occhi alla bellezza del diverso.
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sabato 5 maggio 2007

Il turista

Scoprire abitudini e stili di vita di terre lontane dalla nostra dà una soddisfazione così forte da spingere ogni anno milioni di persone a fare lunghi e costosi viaggi pur di raggiungere la meta sognata. Quasi sempre mi succede che mettendo piede in quella certa città che volevo visitare la prima impressione sia quella di spaesamento, forse dovuto alla differenza fra l'idea che mi ero fatto e la realtà che mi trovo di fronte. E a questo punto che inzia il bello; inizia la scoperta di ogni cosa e nuove esperienze metteranno in discussione le vecchie convinzioni.
Ma per conoscere pienamente un luogo e le persone c'è un passaggio obbligato che è quello di vivere come quella gente che lo abita, dal cibo alla musica, dalla comprensione della lingua ai ritmi di vita e più cose si scoprono più ci si sente grati a quella gente che è stata tanto ospitale e forse anche disponibile a farsi mettere sotto la nostra lente di ingrandimento. 
Ci sono anche i pessimi turisti, gli opportunisti a cui non importa nulla di conoscere persone diverse ma si spostano solo per ricavarne un vantaggio di qualunque tipo e in questo caso non c'è desiderio di conoscenza, non c'è curiosità, non c'è la voglia di immedesimarsi ma solo egoismo e avidità che li spingono a ottenere ciò che vogliono nel più breve tempo possibile.
Anche nelle relazioni personali si può scegliere di fare il turista egoista e pretendere di ottenere dall'altro tutto e subito, oppure esploratori capaci con rispetto e pazienza di entrare in punta di piedi nella vita e nel pensiero della persona che si vuole scoprire, godendo di tutti i momenti che vengono concessi, senza esigere nulla di più. Quando il rapporto è consolidato da anni di conoscenza si smette di considerare l'altro come terra inesplorata e di sentirla come casa propria, e forse è per questo che fare nuove conoscenze è un desiderio molto comune e in fondo leggittimo tanto quanto quello del viaggiare.
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mercoledì 2 maggio 2007

Arrocco

Sentirsi vulnerabili può essere per molti una situazione di disagio, la possibilità di un pericolo imminente, la paura di essere attaccati, la consapevolezza che c'è un nemico che se vuole può farti fuori in qualunque momento, sono pensieri a volte inaccettabili. A scacchi chi si sente vulnerabile abusa della mossa dell'arrocco fin dalle prime fasi della partita; un modo per mettersi al sicuro, ma che è solo un'illusione visto che questa mossa non scongiura lo scacco matto ma semplicemente complica la vita all'avversario che deve sudare parecchio prima di aggirare le difese di tre pedoni e una torre a custodia del re.
Io sto quasi perennemente in arrocco, ma nonostante questa "precauzione" sento che questo non mi rende totalmente immune dai pericoli e inattaccabile da qualunque offesa, ci sono sempre un paio di cose verso cui "ogni tanto" mi ricordo di essere vulnerabile. Oggi è stato il sentire la mancanza di una persona, sentire che si sarebbe potuta passare una giornata indimenticabile, osservare compiaciuti che capita ancora di conoscere qualche ragazza per cui vale la pena mettere giù le armi e rendersi vulnerabili pur di attirare l'attenzione di quegli occhi tristi che non si vede l'ora di far sorridere.
Sentire che cose banalissime possono alterare pesantemente il mio umore mi innervosisce perchè è come se fosse bastata la conoscenza di una ragazza per buttare al vento lunghi periodi di rassicurante serenità, tempi in cui l'autocontrollo bastava per farmi sentire invulnerabile a queste cose che non vuol dire insensibile, ma capace di gestirle in maniera razionale senza eccedere o sbilanciarsi da nessuna parte facendo sempre la cosa più logica e opportuna.
Questa notte invece sognerò un abbraccio, al risveglio sarà come se mi mancasse qualcosa di essenziale per la mia serenità e forse per rimediare mi inventerò qualcosa che non sarà proprio la più logica nè la più opportuna.






lunedì 30 aprile 2007

Vittime di serie B

Ieri sera in un quartiere difficile di Alessandria una giovane donna svolgeva servizio di volontariato come tante altre volte aveva fatto distribuendo generi di prima necessità ai tanti barboni che si trovano sempre da quelle parti. Ma quella sera fra questi c'è un extracomunitario bosniaco, chiede alla donna 5 euro e non avendoli ottenuti comincia a diventare violento. Da quelle parti passava Vittorio Franzoi 43 anni di origini siciliane immigrato da anni al nord un passato da pregiudicato con piccoli precedenti, uscito di galera proprio pochi mesi fa usufruendo dell'indulto. Vittori Franzoi vedendo il bosniaco che aggredisce la volontaria decide di intervenire e con una scazzottata riesce a mettere in fuga l'aggressore.
Ma non finisce qui perchè l'immigrato clandestino torna con una bottiglia di vetro rotta che conficca nel collo del Franzoi uccidendolo in pochissimo tempo e quindi fugge. Franzoi viveva di stenti ma uscito dalla galera stava cercando di ricostruirsi una vita abitava in una casa in affitto e aveva trovato un lavoro, familiari vicini di casa ed ex compagni di cella indignati e addolorati combatteranno contro il naturale istinto di vendetta nei confronti ogni immigrato clandestino con cui avranno a che fare nei prossimi tempi.
I media mettono in classifica i vari "omicidi del giorno" e questo è stato declassato in serie B. Come mai? Forse perchè la vittima era un diseredato ex-galeotto che magari se l' è cercata perchè non doveva trovarsi lì a impicciarsi degli affari degli altri, o forse perchè l'assassino è il prototipo dell'uomo pericoloso, l'extracomunitario violento di cui bisogna aver paura, fatto sta che del povero Franzoi che è stato ucciso ingiustamente per aver difeso una benefattrice nessuno ne parla più, soltanto nelle ultime notizie di qualche giornale locale per tutta la giornata di oggi poi il silenzio.
C'è stato in questi giorni un altro omicidio violento quello di una giovane ragazza uccisa altrettanto ingiustamente da due prostitute rumene nella metropolitana di Roma. Se ne parla, è nei primi titoli di tutti i tg, i motivi sinceramente mi sfuggono e comunque non ho nessuna intenzione di sforzarmi per cercare di trovarli; quello che mi viene da pensare è che dietro questa perversa classificazione ci deve essere una logica altrettanto perversa di ricerca dell'audience che non ha neanche la dignità di risparmiare le pagine più cruente della cronaca nera.
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sabato 28 aprile 2007

Armistizio

La settimana scorsa ho assistito alla proclamazione di laurea di una mia collega. Laurearsi nella mia facoltà era vissuta da molti come un' impresa di guerra, ogni esame una battaglia, in prima linea i "baroni" del primo anno i più agguerriti che facevano le stragi più sadiche contro studenti ancora inesperti alle meccaniche dello scontro.
Se si mostrava in campo una buona preparazione i professori corretti te la davano vinta ma non sempre perché c'erano quelli che giocavano sporco e si attaccavano al più piccolo cavillo pur di farti fuori anche in maniera scorretta, c'era chi pretendeva d'aver bocciato lo studente almeno un paio di volte prima di prendere in considerazione l'ipotesi di una promozione. C'erano professori che prima di valutare l'andamento di un esame pretendevano di dare un'occhiatina al libretto giudicando lo studente in funzione della media dei voti già ottenuti, senza la minima considerazione della preparazione dimostrata in quella specifica materia.
Era una guerra psicologica in cui occorreva ostentare non solo di conoscere le nozioni necessarie ma anche serenità e un certo senso di superiorità o per lo meno di non sudditanza verso i baroni, che non avevano il potere di farti ritirare dall'università ma solo di farti perdere tempo prezioso e fiducia in te stesso, così solo i più forti non si perdevano d'animo e incassavano i colpi senza desistere. C'era il gioco di squadra ma non sempre ci si poteva fidare dei propri "commilitoni" spesso la competizione e l'istinto di sopravvivenza rendeva cinici ed egoisti e in certe situazioni sembrava di partecipare a un tutti contro tutti.
Ogni esame superato era la conquista di terreno prezioso sempre più vicini allo scontro finale: la tesi sperimentale! L'ultima prova, la più lunga in cui per vincere occorreva stare per più di un anno a lavorare nella tana del lupo. La proclamazione è il momento più bello: è il nemico che ammette la sconfitta e lo studente che sente di non avere più niente da temere, ed esce da quegli orrendi bunker guardando tutti dall'alto in basso!





giovedì 26 aprile 2007

Ricorrenze spaziali

In questo mese, esattamente il 12 Aprile ci sono state due ricorrenze particolarmente significative per la storia dell'astronautica. Il 12 Aprile del 1961 il primo uomo è uscito dall'atmosfera terrestre orbitando per meno di un ora e mezza attorno al pianeta grazie a una piccola capsula che lo riportò al suolo tutto intero. Era russo si chiamava Yuri Gagarin il suo nome come quello della sua navicella il Vostok 1 passarono alla storia. La prima cosa che disse il primo uomo a vedere il pianeta Terra "da fuori" fu:
- La Terra è blu... è bellissima.
Il sano spirito di competizione che c'era durante la guerra fredda spinse le due superpotenze a rivaleggiare non solo sulle sulla corsa ad armamenti sempre più potenti ma anche in missioni spaziali che culminarono qualche anno dopo con la conquista della Luna.
Da quel momento cala praticamente il sipario, l'altro evento degno di nota si ebbe un ventennio dopo, il 12 Aprile del 1981, con l'uscita del primo velivolo capace di andare nello spazio e farne ritorno pronto per una nuova uscita in breve tempo. Lo Space Shuttle è un apparecchio complicato e per anni ha fatto il suo dovere essendo un ottimo vettore per il trasporto di astronauti e attrezzature scientifiche di ogni tipo ma con costi esorbitanti sia economici che in termini di vite con ben 2 incidenti mortali che portarono alla perdita di due interi equipaggi.
Da anni si sente l'esigenza di mettere in pensione un vettore che ha fatto il suo tempo e questo aiuterebbe la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) da anni in costruzione e mai portata a compimento. La causa di questa "pigrizia" nella corsa allo spazio oltre la fine della guerra è la ridotta priorità di certe potenze nei fondi da destinare allo spazio prediligendo il finanziamento di opere di "sicurezza nazionale" come ad esempio lunghe e costose guerre al terrorismo.





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